Ancora interpretati ancora

Luca Arboccò, Francesco Pozzato

2.08.2021 – 12.08.2021

Progetto vincitore del bando indetto da Azienda PALAEXPO
Sala Santa Rita, Roma

 

In origine, la chiesa di Santa Rita da Cascia in Campitelli, venne eretta su disegno di Carlo Fontana nel 1665 in Via Pedacchia, ai piedi della scalinata di Santa Maria in Aracoeli e dedicata a S. Biagio e poi solo nel 1900 a Santa Rita da Cascia. Nel 1928 venne smontata, pezzo per pezzo per lasciare spazio alla messa a nuovo delle strade limitrofe, alla costruzione del monumento Vittoriano e solo successivamente ricostruita nella posizione attuale. Il monumento, carico della sua storia, è stato smontato e trasferito per lasciare spazio ad altri monumenti disattivando i processi di memoria che si porta con sé. La sua scomposizione architettonica e la sua ricostruzione hanno creato dei buchi temporali nei rapporti che la struttura aveva all’inizio con gli edifici limitrofi, l’edificio si trova contestualizzato infatti in un luogo per il quale non era stato pensato. Al momento della ricostruzione della chiesa nella zona in cui si trova attualmente, durante gli scavi per la creazione delle fondamenta, vennero trovati dei resti di murature antiche ad oggi visitabili all’interno della chiesa, questo, oltre che creare un vuoto nel tempo ha creato un cortocircuito con una struttura totalmente differente a livello storico, con la quale la chiesa non aveva nessuna connotazione.

Sono molteplici i casi in un un monumento viene decontestualizzato dal suo complesso originario, uno dei più recenti riguarda il sito di Abu Simbel in Egitto, il cui spostamento è stato di sole poche centinaia di metri per evitare il suo sprofondamento nel Nilo. In molti casi i monumenti si trovano in conflitto con la natura o con presenze architettoniche che stanziano sul loro territorio e lasciano i loro luoghi d’origine.

Ancora interpretati ancora, allo stesso modo, ricolloca le opere di Francesco Pozzato e Luca Arboccò in un contesto differente da quello pensato in origine. Le opere spostate e decontestualizzate sono parte di un processo di rielaborazione e risignificazione degli aneddoti storici che si celano dietro alla loro materialità.

Nell’opera di Luca Arboccò troviamo un rimando agli elementi strutturali del monumento della chiesa e alle sue decorazioni che, rimodulate e poste su un supporto bidimensionale, come in un pattern, azzerano le loro primarie relazioni spaziali. L’opera si pone in dialogo con l’installazione “Per, tra, fra” di Arboccò al momento esposta nell’ex convento SME Las Francesas a Valladolid in Spagna. Entrambe le installazioni accolgono su un supporto in plexiglass gli elementi architettonici della chiesa destrutturando il monumento stesso e ricollocando i suoi simboli e le sue decorazioni seguendo nuovi schemi. Attraverso la luce le fattezze della chiesa rimbalzano e si riflettono sull’opera copiando visivamente i loro colori e le loro forme e creando una sconnessione tra il reale e la sua copia, tra gli elementi fisici e la loro riproduzione.

Nell’opera di Francesco Pozzato l’artista si interroga su come lo spostamento di un monumento possa cambiarne il senso, il punto di vista e come questo possa mutarne il significato rivelando le complessità della storia. Gli elementi che compongono l’installazione fanno riferimento ad alcuni casi legati alla città di Roma, all’iconografia della sconfitta e al tema della ricollocazione.Una pluralità di aneddoti si intersecano nell’opera rivelando la complessità della storia e considerandone i differenti punti di vista, e ricordandoci che la dinamica della narrazione, come diceva Walter Benjamin, si sviluppa secondo la logica dei vincitori. Il monumento per Pozzato è da un lato immagine materica di una specifica narrazione, dall’altro, rende tale narrazione vulnerabile ed esposta a contestazioni e re-interpretazioni storiche. Apparentemente duraturo ed eterno il monumento è simbolo di un’elite e viene poi consegnato alla comunità la quale si appropria delle sue forme, ci interagisce e interpreta ancora e ancora i suoi significati.

 

 

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