Deriva dopo il sogno

Giulio Testi

1.10.2022 – 30.10.2022

Porta Degli Angeli,
Rampari di Belfiore 1, Ferrara

In che modo percepiamo la periferia? In che modo percepiamo la grammatica di un paesaggio in costante divenire, complesso e conflittuale, il quale restituisce di volta in volta caratteristiche uniche?

L’esposizione fotografica Deriva dopo il sogno è il risultato della ricerca che Giulio Testi ha svolto sulla periferia ferrarese, percorrendo strade e sentieri reinterpretati alla luce del mutare delle emozioni, delle sensazioni e delle condizioni fisiche proprie del corpo.

La scelta della venue per la mostra è ricaduta su Porta degli Angeli, luogo altresì significativo poiché finestra sulla storia della città e sul paesaggio circostante, la cui vista tocca il castello, la cinta muraria ed il verde al di fuori. Quella che un tempo era una torre di avvistamento rivive del suo uso originario attraverso la mostra fotografica, che cerca di restituire uno scorcio della città, una cerniera che dal centro arriva alla periferia.
L’identità dell’esposizione scaturisce dal vagabondaggio nomade e dalla fascinazione per il suburbano che hanno portato l’artista a concentrare la sua attenzione sulle zone di Barco, Doro e Pontelagoscuro, un territorio di particolare interesse che nel corso del secolo scorso è stato oggetto di grandi trasformazioni in seguito alle devastazioni della guerra e allo sviluppo del polo industriale, in aperto contrasto con la vocazione agricola delle epoche precedenti.

Il titolo fa riferimento al processo creativo che precede e accompagna la realizzazione delle opere. L’artista lo paragona al momento di transizione che si percepisce nell’attimo del risveglio: l’animo viene trasportato da un momento di indeterminatezza e scarsa lucidità sino ad una presa di consapevolezza e controllo che porta al compimento di agiti guidati da una forza ineluttabile: la curiosità. Come in un ciclo che si ripete, tale energia si esaurisce al momento del sonno e nuovamente si ripresenta il giorno successivo, arricchita di echi e vibrazioni sedimentate durante il riposo: allo stesso modo il motore fotografico si accende e si spegne, rigenerandosi e affinando il suo sguardo. La dimensione onirica pervade anche l’atto fisico del camminare: un’azione all’apparenza semplice, ma che si pone come forza motrice e fondamento nella logica di creazione delle opere. L’errare emozionale si abbandona a pulsioni che spingono fuori dai percorsi ordinari, portando a percorrere tragitti che accerchiano le mura e che rivelano zone inconsce e del rimosso della città.

Dalle fotografie traspare tutto il senso di umiltà e riverenza nei confronti del paesaggio, che Testi sottolinea e saccheggia per mezzo del dispositivo fotografico e dal quale scaturiscono immagini razionali ed estranianti, in cui i dettagli risultano isolati ma al contempo perfettamente integrati nell’ambiente circostante. I tracciati e le traiettorie da lui seguite generano successivamente un secondo paesaggio interiore, una mappa sentimentale fatta di incontri casuali, cercati e alle volte ri-cercati. Il risultato di uno scandaglio del territorio che setaccia anche gli angoli più remoti del sentire interiore.

Ad accompagnare le fotografie e presente un video che l’artista ha progettato assieme al sound designer Pietro Fabbri: uno sguardo parallelo sui volumi architettonici riesaminati durante le ore notturne. Nel video, la mosca bianca emerge nell’oscurità come simbolica protagonista di una pacifica opposizione fra soggetti solo apparentemente anonimi e distanti. Una luminosa presenza, impalpabile e sfuggente.

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